Il sito Red Carpet Fashion Awards commenta lo stile di Alessandra Mastronardi alla serata finale del Monte-Carlo Festival de la Comédie.

Alessandra Mastronardi looks so chic wearing this forest green ombre Valentino Fall 2009 sleeveless dress. This dress may appear to be for someone much older than Alessandra, but the fresh-face beauty pulls this look off magnificently.

Facendo la traduzione:

Alessandra Mastronardi sembra così chic all’indossare un abito della collezione Valentino 2009, verde foresta senza maniche. Quest’abito può sembrare a qualcuno molto più vecchio di Alessandra, ma la bellezza fresca del suo viso tira fuori questo sguardo magnificamente.

FONTE: Red Carpet Fashion Awards

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L’abito indossato per Alessandra Mastronardi ha ricevuto attenzione di gente di un altro paese: Olanda. Secondo il blog La Fascioniste:

Dit keer een jurkje van Alessandra Mastronardi, hier kent waarschijnlijk niemand haar, deze dame is namelijk een Italiaanse actrice. Ze droeg dit jurkje naar het Monte Carlo Comedy Film Festival in Monaco. De jurk van Valentino werd gedragen door Liya Bede, bij de show van de herfst 2009.

Facendo la traduzione:

Adesso l’abito di Alessandra Mastronardi. Probabilmente qui nessuno sa chi è lei. Questa donna è un’attrice italiana. Indossava l’abito al Monte-Carlo Film Festival a Monaco. L’abito è stato indossado da Valentindo, collezione autunno 2009.

FONTE: La Fascioniste

 
 
Le migliori serie non vengono soltanto di America. Anche Europa produce  buone fiction e Italia estrena con una produzione stellare: Romanzo criminale.


Son los tiempos del secuestro y asesinato de Aldo Moro. Finales de los setenta, justo cuando a Roma la sacuden las revueltas de jóvenes anarquistas y las bandas callejeras. Romanzo criminale se centra en una de estas asociaciones espontáneas, la banda de la Magliana, el más imberbe pero también el menos dócil de los grupos.Tan jóvenes que la policía, al principio, los menospreció. Hasta que se hicieron notar demasiado, y ya fue tarde. El núcleo de la trama hace foco en el momento que secuestran a un empresario y la banda comienza a codearse con grupos de la extrema derecha, con el Servicio Secreto italiano, con algunos popes de la política, con logias masónicas y con ciertos sectores financieros, y muy oscuros, del Vaticano.

Romanzo criminale es un drama policial en doce episodios (hay una segunda temporada en ciernes) que maravilló a la audiencia en Italia hace poquito, el año pasado.

La violencia y la corrupción se mezclan con el lujo y las ansias de poder en una historia coral nerviosa, de factura impecable (a veces sorprendente) y envuelta en una estética muy ‘70 que nos impregna con una banda sonora llena de hits italianos que suenan a ritmo de tiroteos nocturnos y descorche de champán.

Europa arriba

Con esta serie, muy poco habitual en su calidad técnica y argumental, las producciones europeas llegan, por fin, a lo más alto de la ficción de largo aliento de la televisión. El autor de la trama, Giancarlo De Cataldo (juez de la corte de Roma) se cansó de vender libros con esta historia —y recibir premios por la película, rodada en 2005— que ahora la televisión multiplica en calidad y convierte casi en una obra de culto.

Las descargas de estos episodios es ardua, tanto por torrent como por la vía directa. Yo conseguí descargar todos los episodios con mucha paciencia desde estos enlaces de Mininova, pero lo realmente complicado es conseguir subtítulos en castellano. No los hay; ni buscándolos con lupa.

Por tanto, lo mejor es preparar el sofá una vez a la semana, desde el 28 de noviembre en Canal+ (y multiemisiones), para vivir de cerca la historia del Libanés, un líder ambicioso que desde el primer episodio sueña con dominar los suburbios de Roma. Su encuentro con Frío y Dandi será el detonante para tomar las calles, perder el miedo a la muerte y hacernos pasar, a los espectadores, varias noches de regresión a unos años oscuros de traiciones épicas.

FONTE: El País

Ovviamente questa critica è qui perché Alessandra Mastronardi fa parte del cast e dobbiamo essere contentissimi noi fan perché il suo lavoro arriva a Spagna e presto a tutta America.

Non faccio la traduzione della critica perché per me  è ancora molto difficile. Ma in resumen nella prima parte il critico fa una sintesi della storia e nella seconda cui titolo è “Europa su” lui dice che la serie è un esempio di che Europa già produrre fiction di qualità.

 
 

Un Medico in famiglia, la fiction di Rai Uno, è tornata e ha ricominciato a mietere successi e ascolti. Ho aspettato la seconda puntata per scrivere queste righe perchè mi sembrava troppo facile massacrarla dopo la prima serata. Il personaggio più azzeccato resta Nonno Libero, il mitico Lino Banfi. Con la sua caratterizzazione e caricatura dà l’ironia giusta alle trame, le toglie dall’empasse della noia e del già visto. Banfi è sempre lui, quello dal dialetto pugliese, quello degli aforismi alla Oronzo Canà o dei porno-soft con Edvige Fenech.

Eppure anche se le sue battute da macchietta le abbiamo viste e riviste fanno sempre effetto. Purtroppo pare che lo vedremo solo per sei puntate sulle dodici previste. Senza di lui sarà dura.

Il tema che traspare in questa nuova serie è quello della paternità: è ritornato il dott. Lele Scarpati con 2 figli da Parigi, e vuole recuperare l’affetto della figlia più grande cresciuta con il nonno. Altro ritorno sono la coppia Maria e Guido che annunciano di aspettare un figlio. Il nonno Banfi e la nonna fanno i genitori in una situazione di convivenza caotica.

Aggiungiamoci che il dott. Lele si innamora di Bianca ed al contempo della sua giovane assistente e che il nipote Ciccio viene mollato sull’altare il giorno del matrimonio. Il tutto condito con un po’ (ma poco) d’umorismo sopra le righe dall’ex Ris, ora cioccolataro, Giulio (Ugo Dighero).

Ambientato a Roma con Banfi che fa la spola con la masseria ereditata in Puglia, per giustificare le assenze nelle puntate, diciamo che è una specie di copia dei Cesaroni di Canale 5 con meno brio, meno sconcezze e maleducazione, ma scritta con la mano sinistra. Probabilmente si trattava di portare a termine un contratto, ma questo pesa sulla scrittura e sul contenuto della fiction. Detto tra noi, speriamo che sia (come il produttore ha spifferato) l’ultima serie.

Certo è il fatto che il telespettatore si accontenta, anzi, sembra che si senta come al riparo e confortato da questa situazione di apparente famiglia patriarcale.

Rispetto ai Cesaroni, che se la tira a sinistra, abbiamo nonno Libero che tra un fatto e l’altro dispensa la propria saggezza in barese, rendendo la fiction un prodotto per la vecchia Rai Uno democristiana. Democristiana, non cristiana, che non parla di preservativi alla maniera dei palloncini dei Cesaroni, ma che si diletta in divorzi, figli e amori a destra e sinistra, famiglia allargata, compagno e non marito, matrimonio sfumato all’ultimo minuto sull’altare… Per ora manca solo il personaggio omosessuale e la fiction stereotipata è a posto.

Mentre in questa settimana rimuginavo sul parallelismo di criteri e giudizi che le due serie fanno emergere e ci propinano, giovedì, Benedetto XVI, parlando ai vescovi brasiliani ha denunciato un assedio alla famiglia basata sul matrimonio soprattutto nelle società occidentali dove il divorzio è stato legalizzato: “La Chiesa non può restare indifferente davanti alla separazione dei coniugi e ai divorzi, davanti alla rovina delle famiglie, e dalle conseguenze create nei figli dal divorzio. Questi, per essere istruiti ed educati, hanno bisogno di riferimenti estremamente precisi e concreti, di genitori determinati e certi che in modo diverso concorrano alla loro educazione…. Ora è proprio questo principio che la pratica del divorzio sta minando e compromettendo con la cosiddetta famiglia allargata e mobile, che moltiplica i ‘padri’ e le ‘madri’ e fanno in modo che la maggioranza di quelli che si sentono ‘orfani’ non siano i figli senza genitori, ma i figli che ne hanno troppi”. “Questa situazione, come l’inevitabile interferenza e intreccio di relazioni, non può non generare conflitti e confusioni interne, contribuendo a crescere e imprimere nei figli una tipologie alterata di famiglia, assimilabile in qualche modo proprio alla convivenza, a causa della sua precarietà “.

Subito alcuni personaggi dello spettacolo, che vivono queste situazioni, hanno rilasciato ai giornali dichiarazioni di sostegno alle famiglie allargate. La secolarizzazione che il Papa afferma è ormai ben radicata nella società ed i media con i prodotti tv ne sono la cassa di risonanza.

È ormai preistoria l’idea di famiglia patriarcale del film L’albero degli zoccoli, ma rinnegando quei valori stiamo subendo l’egemonia imperante che sta distruggendo i principi fondamentali e costitutivi dell’umano.

FONTE: Il Sussidiario.net

 
 
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